Quando ho conosciuto Florin era Dicembre. L’ho incontrato fuori dal Centro Arcipelago: testa sul cellulare, poco interessato a chi gli passava davanti o a me che gli tendevo la mano. Mi salutava presentandosi: “mi chiamo Dinu Florin Eduard”. Io portavo le stampelle, mi ero appena infortunato alla caviglia; ricordo che mentre eravamo nella stanza in cui ho conosciuto la madre del ragazzo, ho pensato di sentirmi fuori allenamento, che era la prima volta che lavoravo con un ragazzo autistico; soprattutto pensavo che sarebbe stato difficile fargli alzare la testa da quel telefono. Florin mi guardava di sfuggita, abbassava gli occhi quando i nostri sguardi si incontravano. Aveva l’aria di chi avrebbe voluto chiedermi: “cosa ti fa pensare che puoi aiutarmi?”. Conosco tutt’ora benissimo quell’atteggiamento. ”Allora iniziamo a vederci da lunedì” gli dico subito. ”va bene” mi risponde lui secco. Lunedì 9 Ottobre 2023, 10 mesi dopo il nostro primo incontro. ”Stamattina è passato Florin a salutarci e a presentarci la sorella”. Me lo dice sorridendo Antonio, che lavora nel bar-tabaccheria dove Florin ha iniziato a svolgere un’esperienza di tirocinio. ”Oggi pomeriggio a che ora viene?” la mia domanda poi. Da 5 mesi a questa parte, Florin è coinvolto come aiuto-banconista presso un bar di Montefiascone. Alessandra, la proprietaria dell’attività, ha accettato la proposta del tirocinio con la stessa solarità con la quale è solita accogliere ogni singolo cliente: “Per noi sarebbe un piacere immenso!”, mi ha detto quando ci siamo conosciuti a Maggio. ”E tu Florin, saresti contento?” ha chiesto direttamente al ragazzo. Florin, alzando gli occhi, fuggendo lo sguardo, ci pensa un po’ e dice: “Io in Romania aiutavo sempre mia zia a spazzare nel suo locale”. ”Allora iniziamo da lì” ha detto Alessandra: “Questa è la scopa, questa la paletta. Se ne sono appena andati due clienti fuori, puoi pensarci tu?”. E cinque mesi dopo, eccoci qua. Veniamo insieme io e Florin, tutti i lunedì pomeriggio. Lui si toglie la giacca e va subito nel ripostiglio, io mi siedo a un tavolino a leggere o a scrivere sul computer. E nel frattempo osservo. C’è una logica ben precisa nei comportamenti di chi è autistico: gestualità ricorrenti, fissazioni, stereotipie, ripetizioni calcolate al millimetro di dettaglio. Eppure, da quando è qui, Florin è diverso. Lo vedo uscire dal ripostiglio dove ha lasciato la giacca e senza il bisogno di qualcuno che glielo dica, controlla i suoi movimenti, non è rigido, tanto che poi qualcuno gli chiede: “Tesoro, dai una pulita fuori?”. ”Subito!”, risponde lui. E salta a prendere scopa e tavolozza per sistemare il dehor, poi rientra. E mentre torna dietro il bancone c’è qualcuno che dice: “Allora, visto che oggi c’è Florin, me lo fa lui il ‘faboulus cafè'”. È Fabio a parlare, un programmatore informatico del territorio che ha aiutato Florin durante i primi esami  per la patente ECDL. ”Va bene”, risponde lui “provo a cimentarmi, anche se non so cosa sia il faboulus cafè”. Il bar è una danza, più che un lavoro. E se sei bravo a capire i movimenti ricorrenti, quelli inaspettati, quelli improvvisi e quelli indesiderati, sei dentro al corpo di ballo, al ritmo di musica. Io osservo e mi piace immaginare che tutti qui dentro, me compreso, si siano stupiti nel vedere che a piccole dosi, così come si compone un cocktail, anche Florin sta entrando a far parte del corpo unico di danza che è un bar.  Un’altra dipendente del locale ed esperta a comporre drink, gli chiede: “Florin, mi servono due spritz per le signore appena arrivate fuori: glieli prepari tu come ti ho insegnato?”. ”Oddio”, dice Florin, “speriamo che mi ricordo..allora.. i bicchieri eccoli” fa poggiando due calici sul bancone: “poi ci metto il ghiaccio… ecco”- e i cubetti gelati ruotano nel vetro – “..poi l’ Aperol che lo fa rosso… e il prosecco che lo fa bicolore. Mischio un po’ con questo.. e ho fatto! Sono un genio!”, si dice soddisfatto mentre guarda i drink! ”Ale, li porto io alle signore?” chiede. ”Sì!” risponde Alessandra. ”OK!” E io lo guardo mentre col vassoio porta da bere fuori. Quasi non ricordo più quel ragazzo a testa bassa, che spesso mi diceva essere “preoccupato per la sua tristezza”. Ora è qui, davanti a me a ridere con Diletta – un’altra ragazza che lavora nel bar – che gli chiede “Florin, come si dice in Rumeno basilico?” ”busuioc” risponde lui. ”e nocciolina??” rimandaDiletta. ”arahide!” ”e forchetta?” ”dai questa è facile.. furculita”. Quasi non lo ricordo quel ragazzo che mi dice “Boh Giacomo, io forse penso che a Montefiascone non c’è proprio niente per me”. E invece ho visto un’intera rete muoversi per lui, persone e servizi messi a disposizione di un apparentemente timido e introverso, ragazzo diverso. Finito il turno al bar, mentre lo accompagnano a casa a piedi, gli faccio la solita domanda di rito: “Come sei stato oggi?” ”Bene Giacomo. Hai visto quanto sono stato bravo con quei due spritz?” “Sei stato bravissimo”. gli rispondo io. Stasera Florin ha una sgargiante voglia di vivere negli occhi, che vorrei per lui non si esaurisse mai. Arriviamo alla fermata dove ci dividiamo, lui torna a casa e io aspetto il pullman. “Ci vediamo domani per l’ultimo esame dell’ECDL, ok?”. gli dico. “D’accordo Giacomo, buona serata” mi saluta lui incamminandosi. Non avevo mai conosciuto prima un ragazzo autistico, ma quello che posso dire di aver capito mentre guardo Florin tornare a casa, è che quando attraversi i ponti che ti distanziano dall’altro, ti accorgi che siamo fragili e forti in egual misura, che abbiamo tutti bisogno di una mano tesa che ci aiuti a rialzarci e che tutti desideriamo una strada. E Florin sta trovando la sua. ”A testa alta Flo'”. dico a bassa voce mentre lui ha quasi raggiunto casa. ”A testa alta sempre”.  

 

 

 

 

Aggiorna le preferenze sui cookie